Non nobis Domine 34

Questa vita è un esilio. Se riponiamo speranza su una qualsiasi cosa che appartiene a questo mondo, avremo sancito il nostro fallimento. A un Suo discepolo che Gli chiede il permesso di andare a seppellire suo padre, Gesù risponde: «Seguimi, e lascia che i morti seppelliscano i loro morti» (Lc IX, 60). Lascia – dice Gesù – che coloro che sono morti spiritualmente e cercano le cose mortali e passeggere, abbiano cura dei morti in senso proprio; tu cerca le cose eterne, e vieni dietro a me. Dio è padrone supremo, e i doveri che abbiamo verso di Lui sono superiori a quelli che abbiamo verso il padre e la madre, e quindi sono da preferirsi in caso di conflitto. Sant’Agostino spiega: «Questo giovane voleva dunque ubbidire a Dio e seppellire il proprio padre; ma ci sono tempi, luoghi e cose che devono essere subordinati ad altre faccende, ad altri tempi e ad altri luoghi. Si deve onorare il padre, ma si deve ubbidire a Dio. Si deve amare il genitore, ma bisogna preferirgli il Creatore. “Io” – dice Cristo – “ti chiamo al Vangelo, mi sei necessario per un’altra attività; questa è più importante di quella che desideri compiere. Lascia che i morti seppelliscano i loro morti. Tuo padre è morto: ci sono altri morti capaci di seppellire i morti”. Chi sono i morti che seppelliscono altri morti? Può forse un morto esser sepolto da altri morti? In qual modo lo avvolgeranno nelle bende, se sono morti? In qual modo lo porteranno, se sono morti? Come lo piangeranno, se sono morti? Eppure, lo avvolgono, lo portano, lo piangono pur essendo morti, poiché sono infedeli».