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E IL VERBO SI FECE CARNEFOCUSULTIMA ORA
Home›E IL VERBO SI FECE CARNE›Lazzaro, vieni fuori!

Lazzaro, vieni fuori!

By Danilo Quinto
25 Aprile 2026
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La Risurrezione di Lazzaro – colui che il Signore amava, fratello di Marta e Maria, in stato di decomposizione perché morto da quattro giorni – è il più potente miracolo prima della Passione ed è anche il segno che scatena la decisione delle autorità religiose di fare morire Gesù: «Così da quel giorno deliberarono d’ucciderlo» (Giov 11, 53).

Scrive san Giovanni: «Era ammalato un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sorella di lei. Maria era colei che unse d’unguento il Signore e Gli asciugò i piedi coi suoi capelli, e Lazzaro, suo fratello, era malato. Le sue sorelle mandarono dunque a dirgli: “Signore, colui che tu ami, è ammalato”. All’udire questo, Gesù disse: “Questa malattia non è mortale, ma per la gloria di Dio, perché per essa il Figlio di Dio venga glorificato”. Gesù poi voleva molto bene a Marta, a Sua sorella e a Lazzaro. Com’ebbe sentito ch’egli era ammalato, si trattenne ancora due giorni nello stesso luogo. Poi, disse ai discepoli: “Torniamo in Giudea!”. I discepoli gli dissero: “Rabbì, i Giudei cercavano or ora di lapidarti e tu vuoi tornare di nuovo colà?”. Gesù rispose: “Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché egli vede la luce di questo mondo; ma se uno cammina di notte, inciampa, perché gli manca la luce”. Così parlò, poi soggiunse: “Il nostro amico Lazzaro dorme; ma vado a svegliarlo”. Gli dissero allora i discepoli: “Signore, se dorme, guarirà”. Gesù aveva parlato della morte di lui, mentre essi avevano creduto che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: “Lazzaro è morto ed io mi rallegro per voi di non essere stato là, perché voi crediate; ma andiamo da lui!”. Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse ai condiscepoli: “Andiamo anche noi e moriamo con lui!”. Venne dunque Gesù e trovò Lazzaro che era già da quattro giorni nel sepolcro. Betània distava da Gerusalemme meno di due miglia e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria per consolarle per il loro fratello. Marta, dunque, come seppe che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, egli te la concederà”. Gesù le disse: “Tuo fratello risusciterà”. Gli rispose Marta: “So che risusciterà nell’ultimo giorno”. Gesù le disse: “Io sono la Risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno. Credi tu questo?”. Ella rispose: “Sì, o Signore, ho sempre creduto che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, che sei venuto in questo mondo”. Dopo queste parole se ne andò a chiamare di nascosto Maria, sua sorella, dicendo: “Il Maestro è qui e ti chiama”. Quella, udito ciò, si alzò in fretta e andò da Lui, che non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei che erano in casa con lei a consolarla, quando videro Maria alzarsi in fretta ed uscire, la seguirono pensando: “Va al sepolcro per piangere là”. Maria, dunque, quando giunse dov’era Gesù, vistoLo si gettò ai Suoi piedi dicendo: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!”. Gesù allora quando la vide piangere e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente, si turbò e disse: “Dove l’avete posto?”. Gli dissero: “Signore, vieni a vedere!”. Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: “Guarda quanto l’amava!». Ma alcuni di loro dissero: “Costui che ha aperto gli occhi al cieco non poteva anche far sì che questi non morisse?”. Intanto Gesù, ancora profondamente commosso, si recò al sepolcro; era una grotta e contro vi era posta una pietra. Disse Gesù: “Togliete la pietra!”. Gli rispose Marta, la sorella del morto: “Signore, già manda cattivo odore, poiché è di quattro giorni”. Le disse Gesù: “Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?”. Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi al Cielo e disse: “Padre, ti ringrazio di avermi ascoltato. Io sapevo che sempre mi dai ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato”. E, detto questo, gridò a gran voce: “Lazzaro, vieni fuori!”. Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario. Gesù disse loro: “Scioglietelo e lasciatelo andare”» (Giov 11, 1-44).

«Fra tutti i miracoli compiuti da nostro Signore Gesù Cristo, quello della Risurrezione di Lazzaro è forse il più strepitoso», afferma sant’Agostino (Omelia 49: La Risurrezione di Lazzaro), che prosegue così: «Ma se consideriamo chi è Colui che lo ha compiuto, la nostra gioia dovrà essere ancora più grande della meraviglia. Risuscitò un uomo Colui che fece l’uomo; Egli, infatti, è l’Unigenito del Padre, per mezzo del quale, come sapete, furon fatte tutte le cose. Ora, se per mezzo di Lui furon fatte le cose, fa meraviglia che per mezzo di Lui sia risuscitato uno, quando ogni giorno tanti nascono per mezzo di Lui? È cosa più grande creare gli uomini che risuscitarli. Tuttavia, Egli si degnò creare e risuscitare: creare tutti e risuscitarne alcuni. Infatti, benché il Signore Gesù abbia compiuto molte cose, non tutte sono state scritte; lo stesso san Giovanni evangelista afferma che Cristo Signore disse e fece molte cose che non furono scritte (Gv 20, 30); ma furono scelte quelle che si ritenevano sufficienti per la salvezza dei credenti. Tu hai udito che il Signore Gesù risuscitò un morto: ciò ti basti per convincerti che, se avesse voluto , avrebbe potuto risuscitare tutti i morti. Del resto, si è riservato di far questo alla fine del mondo; poiché verrà l’ora in cui tutti quelli che sono nei sepolcri, udranno la Sua voce e ne usciranno; così dice Colui che, come avete sentito, con un grande miracolo risuscitò uno che era morto da quattro giorni. Egli risuscitò un morto in decomposizione; ma benché in tale stato, quel cadavere conservava ancora la forma delle membra. Nell’ultimo giorno, ad un cenno, ricostituirà il corpo dalle ceneri. Ma bisognava che intanto compisse alcune cose, che a noi servissero come segni della Sua potenza per credere in Lui e prepararci a quella Risurrezione che sarà per la vita, non per il giudizio. È in questo senso che Egli ha detto: Verrà l’ora in cui tutti quelli che sono nei sepolcri, udranno la Sua voce e ne usciranno, quelli che hanno agito bene per la Risurrezione della vita, quelli che hanno agito male per la Risurrezione del giudizio (Gv 5, 28-29)».

Sant’Agostino continua così: «Apprendiamo dal Vangelo che tre sono i morti risuscitati dal Signore, e ciò non senza un significato. Sì, perché le opere del Signore non sono soltanto dei fatti, ma anche dei segni. E se sono dei segni, oltre ad essere mirabili, devono pur significare qualcosa; e trovare il significato di questi fatti è alquanto più impegnativo che leggerli o ascoltarli. Abbiamo ascoltato il Vangelo che racconta come Lazzaro riebbe la vita, pieni di ammirazione come se quello spettacolo meraviglioso si svolgesse davanti ai nostri occhi. Se però rivolgiamo la nostra attenzione ad opere di Cristo più meravigliose di questa, ci rendiamo conto che ogni uomo che crede risorge; se poi riuscissimo a comprendere l’altro genere di morte molto più detestabile (quella spirituale), vedremmo come ognuno che pecca muore. Se non che tutti temono la morte del corpo, pochi quella dell’anima. Tutti si preoccupano per la morte del corpo, che prima o poi dovrà venire, e fanno di tutto per scongiurarla. L’uomo destinato a morire si dà tanto da fare per evitare la morte, mentre non altrettanto si sforza di evitare il peccato l’uomo che pure è chiamato a vivere in eterno. Eppure, quanto fa per non morire, lo fa inutilmente: al più ottiene di ritardare la morte, non di evitarla. Se invece si impegna a non peccare, non si affaticherà, e vivrà in eterno. Oh, se riuscissimo a spingere gli uomini, e noi stessi insieme con loro, ad amare la vita che dura in eterno almeno nella misura che gli uomini amano la vita che fugge! Che cosa non fa uno di fronte al pericolo della morte? Quanti, sotto la minaccia che pendeva sul loro capo, hanno preferito perdere tutto pur di salvare la vita! Chi, infatti, non lo farebbe per non essere colpito? E magari, dopo aver perduto tutto, qualcuno ci ha rimesso anche la vita. Chi pur di continuare a vivere, non sarebbe pronto a perdere il necessario per vivere, preferendo una vita mendicante ad una morte anticipata? Se si dice a uno: se non vuoi morire devi navigare, esiterà forse a farlo? Se a uno si dice: se non vuoi morire devi lavorare, si lascerà forse prendere dalla pigrizia? Dio ci comanda cose meno pesanti per farci vivere in eterno, e noi siamo negligenti nell’obbedire. Dio non ti dice: getta via tutto ciò che possiedi per vivere poco tempo tirando avanti stentatamente; ti dice: dona i tuoi beni ai poveri se vuoi vivere eternamente nella sicurezza e nella pace. Coloro che amano la vita terrena, che essi non possiedono né quando vogliono né finché vogliono, sono un continuo rimprovero per noi; e noi non ci rimproveriamo a vicenda per essere tanto pigri, tanto tiepidi nel procurarci la vita eterna, che avremo se vorremo e che non perderemo quando l’avremo. Invece questa morte che temiamo, anche se non vogliamo, ci colpirà. Se dunque il Signore, per Sua grande grazia e misericordia, risuscita le anime affinché non si muoia in eterno, ben possiamo supporre che quei tre che Egli risuscitò nei loro corpi significano ed adombrano la Risurrezione delle anime, che si ottiene mediante la fede. Risuscitò la figlia del capo della sinagoga, che si trovava ancora in casa (Mc 5, 41-42); risuscitò il giovane figlio della vedova, che era già stato portato fuori della città (Lc 7 14-15); risuscitò Lazzaro, che era stato sepolto da quattro giorni. Esamini ciascuno la sua anima: se pecca muore, giacché il peccato è la morte dell’anima. A volte si pecca solo col pensiero: ti sei compiaciuto di ciò che è male, hai acconsentito, hai peccato; il consenso ti ha ucciso; però la morte è solo dentro di te, perché il cattivo pensiero non si è ancora tradotto in azione. Il Signore, per indicare che Egli risuscita tal sorta di anime, risuscitò quella fanciulla che ancora non era stata portata fuori, ma giaceva morta in casa, a significare il peccato occulto. Se però non soltanto hai ceduto col pensiero al male, ma lo hai anche tradotto in opere, è come se il morto fosse uscito dalla porta; ormai sei fuori, e sei un morto portato alla sepoltura. Il Signore, tuttavia, risuscitò anche quel giovane e lo restituì a sua madre vedova. Se hai peccato, pentiti! E il Signore ti risusciterà e ti restituirà alla Chiesa, che è la tua madre. Il terzo morto è Lazzaro. Siamo di fronte al caso più grave, che è l’abitudine perversa. Una cosa infatti è peccare, un’altra è contrarre l’abitudine al peccato. Chi pecca, ma subito si emenda, subito riprende a vivere; perché non è ancora prigioniero dell’abitudine, non è ancora sepolto. Chi invece pecca abitualmente, è già sepolto, e ben si può dire che già mette fetore, nel senso che la cattiva fama che si è fatta comincia a diffondersi come un pestifero odore. Così sono coloro che ormai sono abituati a tutto e rotti ad ogni scelleratezza. Inutile dire a uno di costoro: non fare così! Come fa a sentirti chi è come sepolto sottoterra, corrotto, oppresso dal peso dell’abitudine? Né tuttavia la potenza di Cristo è incapace di risuscitare anche uno ridotto così. Abbiamo conosciuto, abbiamo visto, e ogni giorno vediamo uomini che, cambiate le loro pessime abitudini, vivono meglio di altri che li rimproveravano. Tu, ad esempio, avevi molto da ridire sulla condotta del tale: ebbene, guarda la sorella stessa di Lazzaro (ammesso che sia lei la peccatrice che unse i piedi del Signore, e Glieli asciugò con i suoi capelli dopo averGlieli lavati con le sue lacrime); la sua Risurrezione è più prodigiosa di quella del fratello, perché è stata liberata dal grave peso dei suoi cattivi costumi inveterati. Era infatti una famosa peccatrice, e di lei il Signore disse: Le sono rimessi molti peccati, perché ha amato molto (Lc 7, 47). Abbiamo visto e conosciamo molti di questi peccatori: nessuno disperi, nessuno presuma di sé. È male disperare, ed è male presumere di sé. Non disperare e scegli dove poter collocare la tua speranza» (…).

Questo splendido scritto di sant’Agostino, che propongo alla Vostra lettura, si conclude così:

«Lazzaro morto da quattro giorni e chiuso nel sepolcro è simbolo di un grande peccatore. Perché si turba il Cristo, se non per insegnarti che tu devi metterti in agitazione quando ti vedi oppresso e schiacciato da tanta mole di peccati? Ti sei esaminato, ti sei riconosciuto colpevole, ti sei detto: ho fatto quel peccato e Dio mi ha perdonato; ho commesso quell’altro e Dio ha differito il castigo; ho ascoltato il Vangelo e l’ho disprezzato; sono stato battezzato e sono ricaduto nelle medesime colpe; che faccio? dove vado? come posso uscirne? Quando parli così, già il Cristo freme perché in te freme la fede. Negli accenti di chi freme si annuncia la speranza di chi risorge. Se dentro di te c’è la fede, dentro di te c’è Cristo che freme: se in noi c’è fede, in noi c’è Cristo. Lo dice l’Apostolo: Per mezzo della fede, Cristo abita nei vostri cuori (Ef 3, 17). La presenza di Cristo nel tuo cuore è legata alla fede che tu hai in lui. Questo è il significato del fatto che egli dormiva nella barca: essendo i discepoli in pericolo, ormai sul punto di naufragare, Gli si avvicinarono e Lo svegliarono. Cristo si levò, comandò ai venti e ai flutti, e si fece gran bonaccia (Mt 8, 24-26). È quello che avviene dentro di te: mentre navighi, mentre attraversi il mare tempestoso e pericoloso di questa vita, i venti penetrano dentro di te; soffiano i venti, si levano i flutti e agitano la barca. Quali venti? Hai ricevuto un insulto e ti sei adirato; l’insulto è il vento, l’ira è il flutto; sei in pericolo perché stai per reagire, stai per rendere ingiuria per ingiuria e la barca sta per naufragare. Sveglia Cristo che dorme. È per questo che sei agitato e stai per ricambiare male per male, perché Cristo nella barca dorme. Il sonno di Cristo nel tuo cuore vuol dire il torpore della fede. Se svegli Cristo, se cioè la tua fede si riscuote, che ti dice Cristo che si è svegliato nel tuo cuore? Ti dice: io mi son sentito dire indemoniato (Gv 7, 20), e ho pregato per loro. Il Signore ascolta e tace; il servo ascolta e si indigna? Ma, tu vuoi farti giustizia. E che, mi son forse fatto giustizia io? Quando la fede ti parla così, è come se si impartissero comandi ai venti e ai flutti: e viene la calma. Risvegliare Cristo che dorme nella barca è, dunque, scuotere la fede; allo stesso modo Cristo frema nel cuore dell’uomo oppresso da una grande mole ed abitudine di peccato, nel cuore dell’uomo che trasgredisce anche il santo Vangelo; Cristo frema, cioè l’uomo rimproveri sè stesso. Ascolta ancora: Cristo ha pianto, l’uomo pianga sè stesso. Per qual motivo, infatti, Cristo ha pianto se non perché l’uomo impari a piangere? Per qual motivo fremette e da se medesimo si turbò se non perché la fede dell’uomo, giustamente scontento di sè stesso, impari a fremere condannando le proprie cattive azioni, affinché la forza della penitenza vinca l’abitudine al peccato?

E disse: dove l’avete deposto? Sapevi che era morto, e non sapevi dove era stato sepolto? Questo significa che Dio quasi non conosce più l’uomo che si è perduto in questa maniera. Non ho osato dire: non conosce. Ho detto quasi, perché in effetti non c’è nulla che Dio non conosca. La prova che Dio quasi non conoscerà più l’uomo perduto si trova nelle parole che il Signore pronuncerà nel giudizio: Non vi conosco; allontanatevi da me! (Mt 7, 23). Che significa non vi conosco? Significa: non vi vedo nella mia luce, non vi vedo nella giustizia che io conosco. Così anche qui, come se Egli non conoscesse più un così grande peccatore, dice: Dove l’avete deposto? Così si era espressa la voce di Dio nel Paradiso dopo che l’uomo peccò: Adamo dove sei? (Gn 3, 9). Gli dicono: Signore, vieni e vedi. Che vuol dire: vedi? Vuol dire: abbi pietà. Il Signore, infatti, vede allorché usa misericordia. Per questo col salmista Gli diciamo: Vedi la mia miseria, la mia pena, e perdona tutti i miei peccati (Sal 24, 18).
E Gesù pianse. Dissero allora i Giudei: Guarda come l’amava! (Gv 11, 35-36). Che vuol dire lo amava? Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori al pentimento (Mt 9, 13). Ma alcuni di loro soggiunsero: Non poteva costui, che ha aperto gli occhi al cieco, fare altresì che questo non morisse? (Gv 11,37). Colui che non ha impedito che un malato morisse, farà molto di più: risusciterà un morto.
Intanto Gesù, fremendo di nuovo in sè stesso, giunse al sepolcro. Egli fremerà anche in te, se sei disposto a rivivere. Per ognuno che sia sotto il peso di un’abitudine perversa vien detto che Cristo si reca al sepolcro. Era una grotta, contro la quale era stata posta una pietra (Gv 11, 38). Il morto sotto la pietra rappresenta il colpevole sotto la legge. Sapete infatti che la legge data ai Giudei fu scritta sulla pietra (Es 31, 18). Tutti i colpevoli sono sotto la legge, mentre quelli che vivono bene sono con la legge. La legge non serve per il giusto (1 Tim 1, 9). Che significa dunque la parola del Signore: Levate via la pietra (Gv 11, 39)? Significa: Proclamate la grazia. L’apostolo Paolo, infatti, dice di essere ministro del Nuovo Testamento, non della lettera, ma dello spirito, poiché la lettera uccide – egli dice – mentre lo spirito vivifica (2 Cor 3, 6). La lettera che uccide, è come la pietra che opprime. Levate via la pietra!, Egli dice. Cioè, togliete il peso della legge, e proclamate la grazia. Se si fosse data una legge capace di conferire la vita, la giustificazione scaturirebbe dalla legge; la Scrittura invece ha rinserrato ogni cosa sotto il peccato, perché venisse data la promessa in virtù della fede in Gesù Cristo a quelli che credono (Gal 3, 21-22). Dunque: Levate via la pietra!
Gli dice Marta, la sorella del morto: Signore, già puzza, perché son quattro giorni che è là. Gesù le dice: Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio? (Gv 11, 39-40). Le dice che vedrà la gloria di Dio perché sta per risuscitare un morto di quattro giorni che già puzza. Tutti infatti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio (Rm 3, 23); e ancora: Dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia (Rm 5, 20).
Tolsero, allora, la pietra. Gesù levò gli occhi al Cielo e disse: Padre, Ti ringrazio di avermi ascoltato. Io però sapevo che Tu mi ascolti sempre, ma l’ho detto per il popolo che mi circonda, affinché credano che Tu mi hai mandato. E, detto questo, con gran voce gridò (Gv 11, 41-43). Fremette, pianse, con gran voce gridò. Quanto è difficile che si alzi chi è oppresso dal peso delle cattive abitudini! E tuttavia si alza: una grazia occulta interiormente lo vivifica ed al suono della voce potente si alza. Che cosa è avvenuto? Con gran voce gridò: Lazzaro, vieni fuori! Il morto uscì con i piedi e le mani legate da fasce e la faccia avvolta in un sudario (Gv 11, 43-44). Ti meravigli che abbia potuto camminare con i piedi e le mani legati, e non ti meravigli che sia risorto un morto di quattro giorni? L’una e l’altra sono dovute alla potenza del Signore, non alla forza del morto. Esce ancora legato; è ancora avvolto, eppure viene fuori. Che significa? Quando disprezzi la grazia di Dio, giaci morto; e se la disprezzi al punto che ho detto, giaci sepolto. Ma quando confessi il tuo peccato, vieni fuori. Che significa infatti venir fuori, se non manifestarsi uscendo come da un nascondiglio? Perché tu abbia a riconoscere la tua colpevolezza, Dio ti chiama a gran voce, cioè con una grazia straordinaria. E siccome il morto era uscito ancora legato, come un reo confesso non ancora assolto, affinché fosse sciolto dai suoi peccati, il Signore disse ai servitori: Scioglietelo e lasciatelo andare (Gv 11, 44). Che significa scioglietelo e lasciatelo andare? Ciò che scioglierete sulla terra sarà sciolto nei cieli (Mt 16, 19).
Molti dei Giudei venuti da Maria, e che avevano visto ciò che Egli aveva fatto, credettero in Lui. Ma alcuni di essi si recarono dai farisei a riferire ciò che aveva fatto Gesù (Gv 11, 45-46). Non tutti i Giudei che erano venuti da Maria credettero, però in gran numero. Ma alcuni di essi, cioè alcuni dei Giudei che erano venuti, oppure anche di quelli che avevano creduto, si recarono dai farisei a riferire ciò che aveva fatto Gesù, per recare un annuncio che convincesse anche i farisei a credere, o più probabilmente per fare una denuncia che provocasse il loro furore. Comunque fossero le intenzioni di chi andò a riferire, i farisei furono informati.
I gran sacerdoti e i farisei radunarono allora un consiglio e dicevano: Che facciamo? (Gv 11, 47). Non dicevano mica: Crediamo! Quegli uomini perversi infatti erano più impegnati a infierire su di Lui fino a eliminarLo che non a cercare la loro salvezza. E tuttavia erano perplessi e si consultavano. Infatti, dicevano: Che facciamo? perché quest’uomo fa molti prodigi! Se Lo lasciamo continuare, tutti crederanno in Lui e verranno i Romani e ci distruggeranno città e nazione (Gv 11, 47-48). Temevano di perdere le cose temporali e non si preoccupavano della vita eterna, e così perdettero l’una e l’altra. I Romani, infatti, dopo la passione e la glorificazione del Signore, distrussero la loro città e la loro nazione, espugnando la città e deportando la popolazione. Si realizzò così la profezia: I figli del regno saranno cacciati fuori nelle tenebre (Mt 8, 12). Temevano che se tutti avessero creduto in Cristo, non sarebbe rimasto nessuno a difendere la città ed il tempio di Dio contro i Romani. Erano infatti convinti che la dottrina di Cristo fosse contraria al tempio ed alle leggi dei loro padri.
Uno di essi, però, Caifa (14 a.C.-46 d.C.), che era sommo sacerdote di quell’anno, disse loro: Voi non ci capite nulla, né riflettete che è nel vostro interesse che un uomo solo muoia e non perisca la nazione intera. Ora, questo non lo disse da sè stesso, ma, essendo sommo sacerdote di quell’anno, profetò (Gv 11, 49-51). Apprendiamo qui che lo spirito di profezia può annunciare il futuro anche per bocca di un uomo indegno; la qual cosa l’evangelista l’attribuisce ad un’occulta disposizione di Dio, per il fatto che Caifa era pontefice, cioè sommo sacerdote. Può sembrare strano che l’evangelista dica di Caifa che era sommo sacerdote per quell’anno, dato che Dio aveva stabilito che un sommo sacerdote dovesse restare in carica fino alla sua morte. Ma è risaputo che in seguito, per soddisfare ambizioni ed evitare contese, si stabilì che fossero più di uno fra i Giudei, e che ciascuno a turno esercitasse la carica per un anno. Anche di Zaccaria si dice che mentre prestava servizio sacerdotale nel turno della sua classe, innanzi a Dio, secondo l’uso del sacro ministero, gli toccò in sorte di entrare nel santuario del Signore per bruciare l’incenso (Lc 1, 8-9). Questo dimostra che vi era più di un sommo sacerdote, e che prestavano il loro servizio a turno, poiché solo al sommo sacerdote spettava bruciare l’incenso (cf. Es 30, 7). E probabilmente anche durante il medesimo anno prestavano servizio in diversi, ai quali si avvicendavano altri nell’anno successivo, e tra questi veniva sorteggiato chi doveva bruciare l’incenso. E cosa profetò Caifa? Profetò che Gesù sarebbe morto per la nazione, e non per quella nazione soltanto, ma anche per radunare insieme i figli di Dio dispersi (Gv 11, 51-52). Questo lo ha aggiunto l’evangelista, in quanto la profezia di Caifa si limitava alla nazione dei Giudei, nella quale si trovavano quelle pecore di cui il Signore aveva detto: Sono stato mandato soltanto alle pecore perdute della casa d’lsraele (Mt 15, 24). Ma l’evangelista sapeva che esistevano altre pecore che non erano di quell’ovile, e che dovevano essere radunate, in modo che vi fosse un solo ovile, e un solo pastore (cf. Gv 10, 16). Tutto questo, però, l’evangelista lo dice tenendo conto della predestinazione, in quanto quelli che non credevano in Lui, non erano ancora né sue pecore né figli di Dio.
Da quel giorno, dunque, decisero di farLo morire. Gesù non si faceva più vedere in pubblico fra i Giudei, ma si ritirò nella regione prossima al deserto, in una città chiamata Efraim, e là soggiornò con i suoi discepoli (Gv 11, 53-55). Non gli era certo venuto meno il suo potere, perché, se avesse voluto, avrebbe ben potuto rimanere pubblicamente in mezzo ai Giudei senza che essi potessero fargli del male. Egli volle invece offrire ai discepoli l’esempio di come si possa vivere accettando la debolezza umana; e mostrare loro che i Suoi fedeli, che sono le Sue membra, possono, senza commettere peccato, sottrarsi ai loro persecutori; e che si deve cercare di sfuggire al furore degli iniqui, anziché provocarli maggiormente col mettersi nelle loro mani».

Ciascuno di noi è Lazzaro, morto alla vita, perchè immerso nel peccato e resuscitato da Nostro Signore Gesù Cristo, che si commuove per i nostri peccati, toglie via la pietra e apre il nostro spirito alla formidabile forza della grazia.

È un brano tratto dal mio ultimo libro, RESURREXIT, SIXUT DIXIT. Sono rimaste le ultime copie. Chi lo volesse può scrivere il suo indirizzo postale all’email pasqualedanilo.quinto@gmail.com, versando 20 euro come donazione con una di queste modalità:  

PAYPAL a questo link Pay Pasquale Quinto using PayPal.Me;
BONIFICO sul conto intestato Pasquale Quinto – IBAN IT 54 Y 36081 05138 20176 4601769 – BIC/SWIFT BPPIITRRXXX;
RICARICA su carta intestata Pasquale Quinto – numero 5333 1712 1279 1343 –
CODICE FISCALE QNTPQL56B10A662I.

 

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  • FOCUSIL SALE DELLA TERRAULTIMA ORA

    Non nobis Domine 71

    Ieri a Firenze, presso la chiesa della Risurrezione, ho presentato il mio libro sul mistero del Purgatorio. Dalle tante persone presenti ho avuto l’ennesima conferma di quanto vi sia bisogno ...
  • FOCUSIL SALE DELLA TERRAULTIMA ORA

    Non nobis Domine 25

    Un autorevole esponente del mondo cattolico, una decina d’anni fa mi disse, dopo una conferenza: “se lei continua a dire la verità, non la inviterà più nessuno, perché nel nostro ...
  • FOCUSIL SALE DELLA TERRAULTIMA ORA

    Non nobis Domine 17

    La vita avanza e affiorano i ricordi di quello che fu. Dettagli. Situazioni vissute. Affetti. Perdite di persone che amavi. Voci che cerchi di ricordare. Cose che ti mancano. Nostalgie. ...
  • DE ECCLESIAFOCUSIL SALE DELLA TERRAULTIMA ORA

    Dio scrive dritto anche sulle righe storte

    Per una settimana, lascerò questo mondo. Farò gli esercizi spirituali di sant’Ignazio. Silenzio assoluto, mortificazione degli occhi, preghiera, meditazione, Sacramenti e Santa Messa. Sarà – se Dio vorrà – una ...
  • DE ECCLESIAFOCUSIL SALE DELLA TERRAULTIMA ORA

    Perché tanto odio contro la Fraternità Sacerdotale San Pio X?

    Molti lettori di questo blog e della mia pagina Facebook (https://www.facebook.com/daniloquinto.it) si accaniscono contro la Fraternità Sacerdotale San Pio X, l’unica realtà ecclesiale che custodisce e trasmette il deposito della ...
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    By Danilo Quinto
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    By Danilo Quinto
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  • L’Islam all’assalto del mondo (3)

    By Danilo Quinto
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  • I sacerdoti non devono svolgere un lavoro per i poveri. Rivolgetevi alle Ong

    By Danilo Quinto
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  • 10 Febbraio 2026

    Settant’anni!

Danilo Quinto

Chi Sono

Sono nato a Bari il 10 febbraio del 1956. Una città che amo, ma che è stata distrutta moralmente, culturalmente e umanamente dalla politica degli ultimi cinquant’anni… (Continua)

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